Deep gravel

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Capita di leggere interventi o domande fatte da ciclisti che preferiscono percorrere sterrati più impegnativi invece che le classiche strade bianche o i sentieri battuti, oppure di chi nel proprio territorio è circondato prevalentemente da strade non facilmente percorribili con la “gravel classica”, queste strade, potrebbero comunque essere percorse con queste bici, ma andremo incontro ad alcune difficoltà durante il percorso, questo più che piacere nel pedalare si tramuterebbe presto in noia.

Sono quei percorsi caratterizzati da terreni che presentano tratti più dissestati, a volte con presenza sul fondo di piccole rocce o radici sporgenti, affrontare salite e discese con questo tipo di terreno diventa più complicato e percorrendoli per lunghi tratti ci renderemo presto conto che la schiena, braccia e collo li hanno registrati tutti e nelle ore a seguire, mentre siamo sul nostro bel divano ci fanno un replay con tutti gli interessi, ricordandoci tutta la traccia che abbiamo percorso. In casi come questi che si fa? Sono terreni che non necessitano di una MTB e allora bisogna guardare ad una gravel diversa, la bici che possa far tornare il sorriso a noi ed alle nostre articolazioni.

Questa gravel viene chiamata con svariati appellativi, “deep gravel, new road, all road”, ed è quella che a differenza della gravel pura, permette appunto di divertirsi e godersi questi percorsi.

Il ciclista che sceglie o dovrebbe scegliere uno di questi modelli è prevalentemente quello che proviene dal mondo MTB, il ciclista che adora poter andare dove gli altri non possono o non ci riescono, per lui il bitume è la strada bianca, lui è quello che adora la sensazione che trasmette la bici quando prende una pietra o un ramo sotto le sue gomme senza avvertirla lungo la schiena ed anche per lui vale il discorso “alla ricerca di cibo e birra, preferibilmente seduto in un bosco o in qualche malga fra le Alpi o in un casale degli Appennini.

Dopo questa introduzione, andiamo a vedere cosa si dovrebbe scegliere come telaio e componenti per affrontare questi percorsi, come detto, percorsi che alternano leggeri sterrati o qualcosa di più impegnativo e non necessitano di una MTB anche perché chi sceglie la gravel vuol pur utilizzarla diversamente.

Fondamentalmente le geometrie ripercorrono quelle della gravel classica con piccole variazioni negli angoli in modo tale da smorzare anche percorsi più complessi, un passaggio gomme generoso, fra 40-45mm, preferibile un movimento centrale non troppo alto in modo tale da ottenere una bici stabile, in quanto gli ostacoli che si possono incontrare durante i percorsi non creano un problema perché utilizzando gomme di sezioni maggiori, queste portano ad avere una distanza dal suolo più elevata, permettendo di evitare impatti, il carro di conseguenza diventa più lungo e si tende a preferire un’angolo di sterzo più aperto, il tubo sterzo alto e la forcella da 400mm.

Alcuni si sono cimentati o cimentano in trasformazioni di telai MTB per affrontare questi percorsi ma io queste le considero delle bici custom che possono andar bene se si cerca qualcosa di diverso in base a delle proprie convinzioni.

Un telaio MTB ha geometrie diverse, nasce per altre cose, facendo due esempi al volo riguardo le differenze che passano da un telaio gravel ad uno MTB sono, movimento centrale rialzato che in alcuni porta il drop al di sopra della linea dei mozzi rendendo il baricentro più alto e di conseguenza la bici meno stabile, altra differenza è nella forcella, le forcelle da MTB misurano 470-480mm a differenza delle forcelle gravel che ne misurano 398mm e questo porta ad una geometria diversa ed uno stile di guida diverso.

Senza addentrarci ulteriormente in dettagli troppo tecnici che potrebbero stancare il lettore che si avvicina alla gravel o alla bici in genere, chiudo la discussione sul perché queste trasformazioni, seppur interessanti, non vanno bene per quello che è l’utilizzo gravel anche su terreni più spinti di quelli classici.

Per quanto riguarda la scelta dei materiali con i quali è costruito un telaio, anche qui vale la stessa considerazione, acciaio, alluminio, carbonio o titanio, ognuno con le proprie peculiarità, caratteristiche e preferenze, sempre tenendo in mente che queste variano al variare delle geometrie, invece, per quanto concerne la scelta della trasmissione, si devono considerare guarniture più agili in modo tale da affrontare con maggior facilità le salite con sterrati importanti, si vedono gravel con rapportature da MTB o soluzioni monocorona.

La scelta del monocorona a mio parere ha senso su questa tipologia di gravel perché normalmente chi sceglie questa bici affronta prevalentemente percorsi con sterrato, spesso salite dissestate e non necessita o probabilmente non si è interessati alle sensazioni e prestazioni che offre una trasmissione più stradale.

Guardando quello che dovrebbe essere il nostro impianto frenante, seppur ci sono ottime soluzioni di dischi completamente meccanici, mi sento di consigliare degli idraulici ad azionamento meccanico, ai quali abbinare guaine compressionless, oppure la soluzione totalmente idraulica, in quanto sono impianti che tendono ad essere meno stancanti durante la frenata e più pronti, quindi utili proprio a percorsi accidentati nei quali si può essere costretti a frenare spesso.

Capitolo ruote, è preferibile scegliere mozzi con il perno passante, canale interno del cerchio da 19-25mm in modo tale da ospitare ed ottenere il giusto abbinamento con le gomme grasse, normalmente 35-45mm, meglio ancora se in versione tubeless e basso profilo.

Come per ogni bici, le considerazioni e le scelte che possono influire sulle prestazioni, comodità ecc. ecc. sono molte, consiglio a chi si avvicina alla bici di studiarsi le geometrie, considerare i materiali in base alle proprie preferenze, scegliere buone ruote e gomme, il resto dei componenti vanno più o meno tutti bene e sono la parte meno importante per quanto riguarda le sensazioni che potrà trasmettere la vostra bici, con un’unica nota, il manubrio, in questo caso, sono da preferire manubri scampanati che offrono una guida più comoda, meglio ancora se abbinati a nastri manubrio con buona imbottitura.

Vi saluto ricordandovi che nel prossimo appuntamento parlerò di quella che viene considerata la gravel da cicloturisti o per lunghe uscite.

 

 

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Francesco Dinoia
Sono nato a Cerignola nel 1977, i miei studi si sono rivolti alla psicologia e sociologia, amante della musica e musicista nel tempo libero, grande passione per la fotografia analogica e stampa. Negli anni ho vissuto in varie città italiane, dal sud al nord, negli ultimi 10 anni ho vissuto in Slovacchia e Francia per poi fare ritorno in Italia e collaborare con Ferro biciclette come progettista di bici, meccanico e lavorazioni sui telai, per me il mondo della bici è una grande passione.

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