Alberto Contador e la Polartec-Kometa: il ciclismo non ci basta

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Se state leggendo questo articolo probabilmente di bici ne intendete abbastanza da sapere già chi è Alberto Contador.

Considerato uno dei migliori ciclisti della sua generazione, è tra i più titolati corridori nella storia dei grandi Giri-perché è uno dei pochissimi (li contate sulla punta di due mani) che hanno vinto Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España.

Oggi Contador non è solo un ex ciclista, presente a moltissimi eventi del settore (non per ultimo, all’arrivo di Froome all’ultima tappa del giro d’Italia), ma capo di una fondazione che gestisce col fratello Francisco.
La Fondazione Alberto Contador, nata otto anni fa, si pone come obiettivo la promozione del ciclismo come sport e la sensibilizzazione sull’importanza di una vita sana all’insegna di una corretta alimentazione, fattori fondamentali per la prevenzione di ictus e di altre malattie.

Scopo della Fondazione è anche quello di trasmettere ai giovani le conoscenze sportive necessarie per praticare il ciclismo e valori come lo spirito di sacrificio, l’onestà e solidarietà.

Il ciclismo e la bicicletta in generale ti insegnano dei valori che possono aiutare nella vita. Pochi sport possono darti così tanto. [1]

Oggi la fondazione conta una scuola di ciclismo, una squadra di ciclismo junior e una di under 23. La nuova squadra ha già 8 corridori, quattro dei quali che vengono proprio Fundación Contador con la presenza di Diego Pablo Sevilla, Miguel Ángel Ballesteros, Juan Camacho e Isaac Cantón (campione nazionale spagnolo Under 23).

A questi 4 si uniscono l’austriaco Patrick Gamper e il lussemburghese Michel Ries, oltre ai due italiani Matteo Moschetti e Michele Gazzoni.

In questi giorni il Team cercherà di prepararsi al meglio per il Giro d’Italia Under 23 in programma dal 7 al 16 Giugno. Le piste Valtellinesi, infatti, ospiteranno gli atleti del team dall’1 al 7 giugno e dal 5 al 12 settembre per i loro allenamenti.

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Pubblicato da Polartec-Kometa Cycling Team su martedì 29 maggio 2018

Alla presentazione  della collaborazione Polartec-Kometa Valtellina tenutasi a Milano lo scorso 29 maggio, Contador ha sottolineato con molta precisione la necessità di non fermarsi all’idea di ciclismo come puro sport: proprio come la fondazione ha a cuore la prevenzione di malattie, e la sponsorizzazione di stili di vita sani, così anche la squadra è più di una squadra.

“Vogliamo parlare dell’ictus e sintomi, su cui sosteniamo corsi; e iniziamo provando a trasmettere interesse per il ciclismo da quando sono piccoli.

Uno dei nostri progetti, Bicis para la vida, riguarda la riparazione di biciclette in un laboratorio che impiega persone con disabilità, per la successiva distribuzione gratuita ai gruppi svantaggiati o a Paesi meno fortunati, come il Marocco.

Crediamo molto nelle potenzialità del ciclismo, che rappresenta uno stile di vita e allo stesso tempo uno strumento per aiutare, educare e formare non solo grandi campioni, ma esseri umani con valori.

Questo è stato un anno che ha portato tanto lavoro, stiamo facendo progetti che portino avanti quei valori e identità. Non formiamo atleti ma persone.”

Anche Ivan Basso, Direttore Sportivo della squadra, definisce questo “Un progetto che è più di una squadra ciclisti, che punta a valorizzare l’uomo prima dell’atleta”.

Ci raccontava Matteo Moschetti, vincitore quest’anno di 7 gare tra i Pro (circuito Open) e campione italiano under 23 in carica: “Spesso si parla solo di chi arriva sul podio, ma dietro c’è un grandissimo lavoro di squadra. Se penso a cosa significa il team per noi, e che molti hanno famiglia e amici in un altri Paesi, mi viene spontaneo definire la squadra una seconda famiglia”.

La squadra Polartec-Kometa della fondazione Contador.
Foto di Giacomo Cretti di InBici Magazine

Il ciclismo sostenuto dalla fondazione è più di una disciplina, quasi una forma di comunicazione: non è solo uno sport in cui si vince o perde, ma anche un veicolo per trasmettere dei valori o puntare il dito verso problemi a cui non si pone abbastanza attenzione.

Proprio come in una seconda famiglia, i ragazzi vengono cresciuti come atleti e come persone.

La sensazione è che dia loro qualcosa in più, e che quando corrono verso il traguardo siano consapevoli di essere non solo una squadra allenatissima, ma anche degli esempi per chi li segue. E che abbiano tanta voglia di dimostrare che se lo meritano.

1-https://www.trekbikes.com/it/it_IT/the_real_contador/

Ilaria Arghenini

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