Andrea Corradi: il giro gravel sulle Dolomiti

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Le Dolomiti in gravel by Andrea Corradi: un percorso da provare!

È lunedì 9 luglio. Parto da Campitello alle ore 8:00 invogliato dalla giornata limpida.
Lascio da subito la strada per prendere la ciclabile ghiaiata: 2 km e sono a Canazei.

Attraverso il piccolo centro, mi fermo un attimo per fare acqua e subito comincia la prima salita, i primi metri sono in asfalto, che presto si trasformano in ghiaia. Tutto pedalabile, ad eccezione di un breve tratto prima di rientrare sulla strada per il Pordoi.

Un chilometro di bitume e arrivo al Lupo Bianco: si torna in ghiaia e si sale decisi in direzione Col Rodella.
La prima parte è tosta: per due volte sono sceso per superare due strappi veramente duri; la seconda parte si fa senza problemi, incoraggiati dalla vista:

di fronte a me la maestosità del Sassolungo.

Breve discesa per arrivare al rifugio Passo Sella. Ho da affrontare pochi chilometri su bitume, dopodiché mi ributto in ghiaia.
Questa discesa alterna tratti impegnativi a tratti agevoli. Il pericolo arriva dai mucchi di ghiaia dove le ruote possono sprofondare.
Durante la discesa si incontra un toboga su terra veramente divertente.

Arrivo a Selva tramite la ciclabile, ma mi ritrovo in mezzo ad un groviglio di macchine. Se prima avevo intenzione di fermarmi, ora scappo via.

Ripida salita su bitume per arrivare alla partenza della cabinovia, e poi comincia la seconda salita della giornata: la Dantercepies.

Una salita lunga, con qualche strappo impegnativo ma tutto pedalabile: fondamentali le pause durante la scalata.

Prima di affrontare l’ultimo tratto mi fermo al rifugio Panorama, mi metto comodo e mi mangio una bella fetta di Sacher.
Arrivo in cima, a circa 2300 metri di altitudine. Il panorama che vedo è magnifico e non è spiegabile a parole… Merita di essere visto.

Bella discesa ghiaiata a tornanti e sbuco preciso sul Passo Gardena. Scendo su bitume ma prima di Colfosco la ghiaia mi chiama: la strada bianca che prendo è perfetta per arrivare a Corvara.

Anche qui c’è un discreto casino e dunque non mi fermo e proseguo, per attaccare la terza salita della giornata.
La prima parte su bitume non scherza affatto; arriva la ghiaia, la pendenza diminuisce ma resta impegnativa. Trovo un tratto dove si può pedalare su terra a lato della ghiaiata, la gomma tiene di più ma, alla fine, finisco per fare un tratto a piedi.

La parte più difficile è alle spalle e adesso comincia un bellissimo tratto che, con dei leggeri sali e scendi, mi porta a Pralongià.
Da qui ripartire è stata dura, il panorama ti blocca… 360 gradi di spettacolo unico al mondo: davanti a me il gruppo del Sella e in sequenza il Sassongher, Sasso Santa Croce, Piz Lavarella, Piz Conturines, le Tofane, Marmolada e in lontananza decine di vette a me sconosciute.

Purtroppo bisogna ripartire.
La prima parte di discesa è ripida, con ghiaione smosso. Preferisco dunque fare qualche tratto di single track ben visibile sul prato.
La seconda parte più facile entra in una pineta, fino ad incontrare il piccolo paese di Cherz. Da qui si scende su strada asfaltata tra Arabba e Livinalongo.

Arrivati a questo punto, per rientrare ci sono due opzioni: il Passo Pordoi (ma non è il mio programma) o per Livinalongo. Scelgo il secondo tratto e dopo pochi chilometri giro a destra, per scendere nella bella valle solcata dal torrente Cordevole.

In un attimo mi ritrovo a Digonera e poi a Rocca Pietore. Qui preferisco prendere la stradina meno frequentata, che passa dal paese di Sorarù, per saltare fuori a Sottoguda. Passo nel meraviglioso centro del borgo e arrivo all’ingresso dei Serrai: mi fermo alla biglietteria, pago 2 euro e 50 cent, e tanto che ci sono mi sparo un bel gelato.

Passare dai Serrai e trovarsi in mezzo a questa suggestiva gola scavata nella roccia è sempre una bella esperienza.

Salto fuori a Malga Ciapela e qui comincia l’ultima salita, tutta su bitume, per arrivare al Passo Fedaia.

Durante la salita mi fermo alla Baita del Gigio per mangiare un buon panino con speck e formaggio e una bella cocacola ghiacciata.

Arrivato al lago di Fedaia mi ritrovo ai piedi della Marmolada, che non ha bisogno di presentazioni. Anche qui decido di prendere la stradina che passa a sinistra del lago (scelta che si rivela azzeccata, perché la prospettiva del lago cambia completamente ed tutta la via è deserta).
Non mi resta che buttarmi in discesa per raggiungere Alba di Canazei e prendere la ciclabile della Val di Fassa.

Alle ore 17:30, dopo 88 km e un dislivello di 3200 metri, rientro a Campitello.

Giro strepitoso tra le montagne più belle del pianeta, tante foto, tante pause, tanta ghiaia… E a pedalare sul gravel non si sbaglia mai.

Andrea Corradi

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