Dalla Brianza a Finale Ligure (con furore)

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Quando la strada si allunga e si allungano le ombre. Una storia di strade bianche tra la Lomellina, il Monferrato e il Mare

Ai viaggiatori seriali questa storiella farà ridere. Nel mio piccolo, per quello che posso fare, questa storia resterà impressa nella mia mente per molto tempo. Essere felici è anche desiderare ciò che si ha, io ho questo e ne vado fiero.

La sveglia suona alle 5 della mattina. E’ sempre abbastanza traumatico ma mi sto abituando. Un’ora di “decompressione”, indosso la mia maglietta tecnica finta camicia, pantaloni tecnici che sembrano un costume da bagno e un antivento che a quest’ora fa freddo. Alle 6 in punto ho il sedere sulla Slate. Parto. Attraverso un po’ di Brianza, passo il centro di Monza e, in meno di un’ora, sono in centro a Milano. Non sono nemmeno le 7. Il centro è deserto e il sole è basso. Mi fermo per una foto, non ho mai amato Milano, ma in questa situazione mi sento bene. Non c’è caos, rumore, traffico. L’aria è frizzante, sto bene con l’antivento, le gambe girano bene, tutte le sensazioni sono positive a parte il vento che inizia a soffiare abbastanza forte contro di me. Nei vicoli stretti del centro di Milano, il vento s’incunea tra gli edifici e mi rallenta. Non mi preoccupo.

Ho sempre considerato il vento, la salita, la pioggia, il freddo e il caldo come “situazioni” non ostacoli. Proseguo il mio viaggio più lentamente del previsto ma vado. Penso a quello che vedrò e la voglia di proseguire è sempre di più.

Esco da Milano a sud, da porta ticinese. Imbocco il naviglio pavese e poi un po’ di sterrati fino a Bereguardo. Questi luoghi, soprattutto se attraversati fuori dalle strade trafficate, mi danno sempre la sensazione del nulla. Non c’è nulla per chilometri, non un paese, non una collina, non una persona. Penso: se mi succede qualcosa qui, mi ritrovano tra 1000 anni con il telelaser satellitare e mi stipano in uno scafandro da esporre in qualche museo come esemplare di ciclo-idiota dell’era paleoinformatica. Arrivato a Bereguardo però, tutto cambia perché mi trovo sul ponte delle barche. Ricordi recenti riaffiorano. L’ultima SuperToPa gravel race è passata da qui. Esperienza entusiasmante. Mi fermo, faccio qualche foto, mando a quel paese qualche automobilista che pretende che io mi sposti dal mezzo del ponte mentre sto facendo le foto, ma che cavolo ci fai tu lì con la macchina? E riparto. Il vento soffia sempre contro e il ritardo sulla tabella di marcia comincia ad essere importante. Garlasco, Ottobiano, Lomello, Mede, paesi adorabili dove tutti i bar hanno i tavolini fuori e la popolazione li prende d’assalto per la colazione domenicale. Abituato ai brianzoli, introversi, tirchi e rancorosi, ho belle sensazioni. Alcuni mi salutano. Viaggiare per strade secondarie e paesi piuttosto che per statali, è sempre la scelta giusta, oramai lo so. Al diavolo il ritardo sulla tabella di marcia, a Lomello mi fermo e faccio colazione anch’io. Un cappuccio con 3 bustine di zucchero, un croissant vuoto, uno alla crema e, prima di pagare, uno al miele.

Con qualche zucchero in corpo, riparto. Il vento è sempre contro e forte ma in meno di un’ora sono sul Po’ nei pressi di Valenza. Attraverso il ponte infinito e prendo l’argine sterrato. 20 Km di argine nel nulla senza mai vedere il fiume. Una vero obrobrio. I brianzoli e bergamaschi dell’Adda, in questo caso, hanno tanto da insegnare.

Inizio a vedere le prime colline, la traccia che mi sono preparato mi fa passare in stradine secondarie strette e sterrati. In men che non si dica, inizio a salire, sempre di più. Rampe pazzesche sterrate e il cartello: “benvenuti a Valmadonna”. Mai il nome di un paese può essere più evocativo! Non mi fermo, inizia una discesa bellissima tra le colline, passo il Tanaro e arrivo ad Alessandria. Passo velocemente il centro e mi dirigo verso il Monferrato fino a Nizza Monferrato.

Da qui il viaggio comincia ad essere entusiasmante. Il Monferrato è un posto bellissimo. Colline e ancora colline.

Salgo e poi scendo, poi risalgo e ridiscendo. In mezzo ai vigneti, al verde. Fa caldo, è circa mezzogiorno ma c’è vento. Le strade sono strette, ci passa forse solo una macchina ma non è un problema, le macchine non ci sono. Pedalo libero, in mezzo alla strada. Non so dove guardare, a destra, a sinistra, tutto è bello. Ci sono paesi di 2 case e altri di 3 case. In un paese di 3 case, un po’ prima di Alba, leggo wine-bar (mi ha ricordato l’Irlanda: paese di 2 case con sotto il pub). Mi fermo, prendo posto ai tavolini fuori, sono solo, non c’è nessuno. Arriva una cameriera e le chiedo: “mi dia un calice di un vino buono che si produce qui e da mangiare quello che meglio si sposa con il vino che mi porterà”. Ho bevuto un vino pazzesco (naturalmente bissato) e mi sono mangiato una quantità industriale di carne e grana con aceto balsamico. Totale conto: 15 euro. Ragazzi, qui siete proprio in un altro mondo, beati voi. La cameriera servendomi mi dice: “con questo fai un bel po di chilometri”. Io: “guarda arrivo dalla brianza e vado a Finale Ligure”. Lei: “oddio, non intendevo così tanti”.

Riparto e sono ad Alba. Il ritardo sulla tabella di marcia oramai è abissale. Il vento contro non mi ha mollato un minuto. Si sta per scatenare un temporale, ci sono tuoni e lampi. Alba, in centro, è bellissima. Decido di non guardare più la tabella di marcia e mi fermo. Bene il vino, buonissimo, eccezionale, ma in centro ad Alba mi faccio un paio di birre lasciando passare il temporale che oramai imperversa.

Riesce il sole e riparto per affrontare le Langhe. Salgo a Monforte d’Alba e poi Roddino. Ragazzi, qui è il paradiso! Colline ordinatissime, vigneti, prati, castelli. Strade asfaltate, di quell’asfalto ruvido che ti fa fare fatica, poi sterrato, poi salita. Non sento niente, godo e basta! Devio dalla traccia del GPS perché voglio andare sulla collina che vedo davanti, poi devio ancora, poi ancora. Alla fine i 276 km previsti, saranno 312. Sono sempre il solito, non riuscirò mai a non andare dove voglio! Vedo un prato a lato strada con le colline davanti, non faccio la curva e ci entro in pieno. Lascio cadere la Slate e mi sdraio a fianco. Giro la testa da sdraiato e ho il mondo davanti. Le colline, le alpi in lontananza, le stradine sulle colline tra i vigneti, i boschi, i castelli. Ma chi si muove più da qui. Lascio passare un’ora abbondante e quasi mi dispiace ripartire.

Arrivo a Serravalle langhe, a 800 metri di altitudine, dopo 2 lunghe e ripide salite e inizio a fare i conti con il mio ritardo. Sono le 20. Il sole sta calando. Sono stanco, ho 250 km nelle gambe, ho una fame pazzesca, Il GPS non ha quasi più batteria e i 2 power bank sono già scarichi. Mancano 66 km a Calizzano dove ho l’albergo prenotato. La traccia GPS che mi sono disegnato, prevede, per questi ultimi chilometri di montagna, molti sentieri e sterrati. Penso: “Colgo 2 piccioni con una fava, mi fermo a mangiare e intanto metto in carica il GPS”. Mi mangio una cotoletta di pollo con patate e bevo 3 menabrea in 45 minuti. Sono le 20.45, la signora del ristorante mi ritorna il GPS e vedo 28% di batteria. Non ce la farò mai. Chiamo l’albergo:
“buonasera, sono Fabio, ho una prenotazione presso di voi, sono un po’ in ritardo, fino a che ora posso arrivare?”
“alle 22 l’albergo chiude”
“ascolti, sono a Serravalle Langhe in bici, le prometto che da ora fino a Calizzano farò come Demoulins alla cronometro di Milano, non è che puo’ chiudere un po’ più tardi?”
“in bici? Beh se è in bici faccia con calma. Le lascio il mio numero di telefono, quando arriva mi chiama, io arriverò e le darò la camera”.
E’ un ciclista anche lui!!!!!

Riparto con la pancia piena. Solo la telefonata mi ha portato il GPS sul cellulare al 24% di batteria. Inizia subito una faticosa salita, è già buio accendo le luci. Termino la salita e la traccia mi porta in fuoristrada nel bosco, inizialmente in pianura. E’ buio, vado piano. Dopo un paio di chilometri un cinghiale mi attraversa la strada, guardo la batteria, 18%. Senza GPS da qui non ci uscirò mai. Altro cinghiale che mi passa e scappa. Salita, sempre di più. Salita e sabbia, non riesco più a pedalare. Spingo. Abbasso la luminosità dello schermo a zero per risparmiare batteria ma siamo già al 12%. Spengo lo schermo. La salita ora è pedalabile, risalgo in sella e pedalo. La mia testa comincia a sragionare: “adesso prendo tutti i sentieri in discesa, prima o poi arriverò al mare e dormirò in spiaggia” … “vado in discesa fino a Finale Ligure e poi vado a dormire alle manie insieme agli altri che mi aspettano per domani mattina”. Pedalo piano, la luce frontale illumina un cinghiale fermo sul sentiero di fronte a me a 10 metri. Freno e mi blocco. Io guardo lui e lui guarda me, vedo le sue pupille illuminate dalla mia luce. Aumento la luminosità della mia luce frontale fino a 800 lumen, lo vedo tutto è enorme. Inizio a parlare ad alta voce: “senti bello, io sto tremando dalla paura, ma se tu non ti levi di lì, giuro che ti carico e ti porto alla 24 ore di Finale di Ligure per sfamare il campeggio”. Lentamente lui si muove ed entra nel bosco. Ho 800 pulsazioni al minuto. Risalgo in sella, ero sceso per usare la bici come scudo eventualmente attaccasse. Mi metto a pedalare come Sagan in volata, non vedo niente, prendo sassi e buchi e quasi volo a terra. Lentamente riacquisto le mie facoltà mentali e riaccendo il GPS, sono ancora in traccia ma la batteria è all’8%. Un altro cinghiale mi taglia la strada e svanisce nel bosco. Lo sterrato finisce e inizia un asfalto scassato in discesa ripidissima. Scendo per 4km e arrivo ad un paese completamente deserto, è mezzanotte. Guardo il GPS, vedo che da lì in poi ci sono solo 15km di strada asfaltata fino a Calizzano. Spengo il telefono per salvare la batteria necessaria per fare l’ultima telefonata al proprietario dell’albergo.

Pedalo a 30 all’ora. Mai nella vita riuscirei a pedalare a 30 all’ora con 300 km. nelle gambe, ma adesso ci riesco, mi sento forte, imbattibile, ho capito che ce l’ho fatta!

Arrivo a Calizzano, sotto l’albergo sdraio la bici, mi siedo, bevo il residuo di acqua rimasto e accendo il telefono. Batteria al 2%. Chiamo. Penso: “ti prego rispondimi subito”. Immediatamente trovo risposta e dico “sono Fabio, ce l’ho fatta!”. Il telefono muore all’istante, si spegne. In 2 minuti il proprietario dell’albergo arriva:
“guarda, ti faccio mettere la bici in un posto sicuro, ti apro l’albergo e ti do subito la camera”
“senti, se mi dai anche 2 birre non ti dimenticherò mai per tutta la vita”

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Fabio Galli
Sono il proprietario di un negozio di bici con un passato da manager di multinazionale, ne ho viste di tutti i colori. Oggi, ho la fortuna di fare un lavoro che mi permette, ogni giorno, di vivere le mie passioni. Lavoro a Monza e abito in Brianza. Uso la bici tutti i giorni e di tutti i tipi, la MTB, la strada, l’eroica e, da qualche anno, la gravel. Da quando utilizzo la gravel, non ho più limiti. Posso uscire la mattina alle 4 e tornare la mattina successiva alle 6 dopo 350 km.

3 Commenti

  1. Sono come te.
    O meglio…..vorrei essere come te….
    Lasciare il mega-lavoro e seguire la passione.
    Ma, diversamente da te, io non ne ho il coraggio…..ancora.
    Tutta la mia stima….ed invidia!
    Bellissimo scritto. Grazie per farci sorridere. E sognare!

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