FIAB Pavia: la cooperazione è l’unica via possibile

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Il ponte coperto di Pavia

“Cosa ci sarà mai da dire su una piccola cittadina immersa nella nebbia, che conta poco più di 72 mila residenti?Non è mica come Milano! [..] E invece vorrei sfatare questo falso mito: si tratta di una realtà piccola, è vero, ma ricca di cose da vedere, posti in cui passare qualche ora con gli amici, esperienze da vivere”.

Così inziava il racconto dell’esperienza a Pavia di una studentessa milanese, totalmente conquistata dalla cittadina. Immaginate quanto può essere apprezzata dai ciclisti questa piccola provincia così ricca di proposte urbane e immersa nella natura della bassa lombarda.

Abbiamo intervistato il presidente della FIAB di Pavia per sapere di più riguardo all’organizzazione territoriale.

Chi compone il team FIAB a Pavia? Quando nasce?

Fiab Pavia nasce come idea a luglio 2016 e poi concretamente a ottobre.

Il team è composto da una decina di persone, tutte molto attive e anche molto diverse tra loro, cosa che ci permette di avere diverse risorse e idee. Per fortuna è anche un gruppo in continua crescita, sia come numero che come esperienza.

Gli itinerari vengono scelti dagli organizzatori delle singole gite a seconda delle proprie conoscenze e degli obiettivi che ciascuna gita vuole avere. Si parte da gite urbane di pochi km a percorsi più lunghi e complessi, sia su asfalto che sterrato. Spesso cerchiamo di associarvi attività culturali o visite guidate.

Abbiamo superato i 100 iscritti, al momento 104. L’età varia molto anche grazie alle diverse attività che facciamo che riguardano un po’ tutte le età. Fortunatamente siamo anche un gruppo relativamente molto giovane e questo aiuta.

Come sono i rapporti con comune e la provincia?

I rapporti con il Comune sono abbastanza positivi perché siamo riusciti a creare un buon clima di collaborazione e anche da parte loro c’è discreta disponibilità. Ovviamente siamo però purtroppo ben lontani da rivoluzionare la mobilità urbana come vorremmo! Con la Provincia pochi rapporti, abbiamo chiesto la messa in sicurezza delle corsie laterali del ponte di Bressana, molto importanti per sviluppare il cicloturismo. Speriamo portino velocemente a termine la ciclabile Voghera Varzi che potrebbe portare un bel rilancio all’Oltrepo.

 

Secondo voi quali sono le peculiarità del territorio pavese che lo rendono ideale per il cicloturismo?

Diciamo che il territorio pavese si può dividere in due parti diverse. La parte di pianura caratterizzata dai corsi d’acqua, percorsi in mezzo alle campagne costellate poi da monumenti e punti di interesse. Nella zona dell’Oltrepò più collinare verso il montuoso ci sono bellissime salite abbastanza abbordabili, molti percorsi anche per MTB e una grande ricchezza dal punto di vista enogastronomico.

Rispetto ai comuni limitrofi di Lodi e Piacenza, credete che vengano investite sufficienti risorse?

Sicuramente rispetto al piacentino c’è una cultura molto minore del territorio. Dal punto di vista della ciclabilità non conosco molto queste città. Un tempo Lodi veniva descritta come molto avanzata, forse è ancora così.

La prima tappa: Petrarca (Castello Visconteo)

Pubblicato da FIAB PAVIA su Sabato 7 aprile 2018

 

Il sogno nel cassetto è una Provincia che sappia superare la sua (eterna) crisi anche grazie al cicloturismo visto che ce ne sono tutte le possibilità. Vento potrebbe essere una discreta risorsa, e può avvenire se tutti gli enti operano insieme e nell’ interesse comune.

 

>>>> Sito FIAB Pavia

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