Frankenstein gravel: pedalar per ghiaia con la quasibella

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Davide Bergamun, classe 1972. Informatico di lungo corso che si è messo a fare il meccanico di biciclette ci racconta la sua “quasibella” una ex mtb che diventa un esperimento.

Davide, oltre a essere innegabilmente simpatico è capace di mettere le mani sulle bici e ha un approccio affascinante all’esperimento. In questa intervista forse i “puristi” storceranno un po’ il naso ma, in fondo, a noi piace capire più che prescrivere, e di spunti in questo racconto ce ne sono parecchi

Davide, sei un praticante della MTB e pure triatleta, cosa ti è venuto in mente di pensare al gravel?

Non ho resistito, credetemi ce l’ho messa tutta, ma nulla, neanche sapere che sarei stato preso in giro fino a settembre e non so neanche di che anno mi ha fermato.
Quindi eccomi qui a rispondere a una richiesta insolita, parlare di una delle mie bici, descriverla, farvela incontrare.


Ma prima di fare questo delitto, perché credetemi lo sarà, parliamo dell’antefatto che mi ha portato qui, parliamo del luogo del delitto, che non è un punto preciso su di una mappa, ma è un itinerario che ho fatto per godermi una giornata.

Una semplice uscita, banale per i luoghi che circondano la mia vita, campi di frumento, boschi di vallette e paesi di una Brianza a volte sconosciuta ed a volte ancora sorprendente.
Un giro di pochi chilometri, poco meno di cinquanta, incominciati come gioco per bere un caffè al bar di un amico e finito per trasformarsi in un avventura Gravel.

Nel senso che sei andato a spasso con la bici e poi hai costruito Frankenstein?

Intendo precisare che io non sono un ”gravellista”, anzi, di norma faccio mountanbike e sono uno pseudo triathleta, ma involontariamente mi sono ritrovato a percorrere percorsi meno mtb e meno strada.


Dalla mia ho anche la fortuna di avere come amico un tipo come Fabio Galli che ha la capacità di trasportarti nelle sue avventure, quindi mi ritrovo sei giorni a settimana, gomito a gomito, con lui, ascoltandolo con attenzione ma da una certa distanza e lasciandomi trascinare mio malgrado nei suoi viaggi.

Ammetto che la contaminazione è avvenuta, io amo provare nuove esperienze, quindi cavalcare le strade cosiddette Gravel è stato abbastanza facile, in poco tempo ho deciso di farmi una bici ibrida, capace di essere polivalente.

Ho preso dei componenti che avevo già, alcuni nuovi ed una filosofia del telaio derivata dalla mountainbike, beh, il risultato e stato catastrofico, come nel classico libro di “Frankenstein” è nato un mostro, ma ormai il danno era fatto e “Quellaquasibella”, cosi è stata battezzata dagli amici, ha visto la luce.

Raccontaci bene bene il misfatto:

La bici, di per sé, non è assolutamente una Gravel, me ne guardo bene dal catalogarla con cosi tanta precisione, ma preferisco definirla un Crossover, una bici la cui struttura ossea si basa su un telaio mountainbike in carbonio Deda Acciai, con forcella in carbonio rigida, ruote in stile Slate da 27,5” con coperture da 1,4” pollici slick , manubrio Salsa Woodchipper con leve, cambio posteriore e freni a disco Sram Rival, guarnitura Sram NX con corona da 36 denti ed un pacco pignoni mostruoso, Sunringle da 11 velocità con scala da 11 a 50 denti.

E con questa bici cosa fai?

Sento già lo sfottio che mi accarezza la testa pelata, il sibilio delle parole non dette che mi entra nelle orecchie, ma credetemi, ci sono abituato ormai, giro con questa bici da quasi un anno, quanto mai ogni tanto mi dico, ma poi riesco, perché in fondo ho delle soddisfazioni,

ho percorso con lei tanti di quei percorsi, dai trail da mountainbike puri, ai tratturi, passando dagli argini dei fiumi all’asfalto, salendo e scendendo da posti non sempre comodi, ed ogni volta che ritorno a casa, quella voglia di smantellarla per ripartire con un nuovo progetto sparisce.

Insomma non ho una Gravel ma faccio Gravel, questa forse è la forma sbagliata, ammetto che quando sono partito con Fabio per Verona avevo sotto le gambe una Grade, con cui ho mangiato centottantadue chilometri di strade alternative, ciclabili, argini, sterrati, campi e mulattiere. Ma come Frankenstein, sebbene sia un mostro, alla fine è un buono e va salvato, quindi ho riposto il flessibile in un cassetto per ora e mi godo il mio strano, semplice modo di fare Gravel.

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