In viaggio con Breccia, parte 2: dalla Garfagnana ad Assisi

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Ciclisticamente parlando, la Garfagnana è tosta, non c’è un attimo di respiro. Le discese finiscono subito e le salite durano tanto. Classico territorio collinare dove si sale per 3 o 4 chilometri e poi si scende per poi cominciare subito a salire di nuovo.

Un po’ stanco ma gratificato dagli splendidi panorami e paesaggi, raggiungo Castelnuovo di Garfagnana dove mi concedo un panino e una birra. Passato Castelnuovo, dopo il valico di un piccolo passo, il territorio diviene più pianeggiante. Riprendo il corso del fiume Serchio e le sue splendide ciclovie fino a raggiungere Lucca e poi Pisa dove trascorro la serata e poi la notte.

A Lucca e Pisa ci siamo già stati tutti, ma arrivarci in bicicletta è diverso.

Non si deve parcheggiare, ci si entra e basta. Si arriva sotto la torre pendente senza sosta.


Lucca è stupenda, come la ricordavo. Pisa mi ha sorpreso. Non è solo Piazza dei Miracoli, è molto di più. È un centro affollato di gente giovane, studenti universitari. È un centro senza auto, è l’Arno che, a Pisa, è proprio bello.

La terza tappa prevede di arrivare a Siena da Pisa attraverso Castelfiorentino, Gambassi Terme dove incontrerò Eugenio Simoncini, mastro artigiano del telaio della Breccia, San Gimignano e Colle Val d’Elsa.

Fisicamente inizio ad accusare i tanti chilometri e la tanta salita delle prime 2 tappe. Parto piano seguendo il corso dell’Arno da Pisa e tutte le sue ciclovie. Tutte sterrate già da appena fuori Pisa, alcune anche poco pedalabili a causa della vegetazione. Lasciato l’Arno imbocco una serie di stradine secondarie, alcune sterrate, che conducono a San Miniato.

Le stradine si trasformano ben presto in rampe in salita. La fatica del giorno stesso e dei giorni precedenti non mi aiutano ma i rapporti corti, pensati proprio per queste cose, della mia bici mi consentono di fare qualsiasi cosa senza fatiche disumane.

Arrivo in cima senza mai mettere piede a terra, concedendomi anche l’ultima rampa per arrivare alla chiesa invece di seguire la strada più in basso. Ho pensato alla Breccia come alla bici totale, per fare ogni cosa. In questi frangenti mi accorgo che il progetto è riuscito. Con la Breccia ci faccio proprio tutto. Da San Miniato a Castelfiorentino sono 20 chilometri.

La traccia prevede che questi vengano fatti tra sterrati e boschi in collina. Seguo la traccia e ben presto mi trovo in un sentiero che finisce nel nulla. Porto in spalla la bici tra i rovi per qualche centinaia di metri e poi inizio salite impedalabili fra sassi e rocce e discese che avrebbero fatto impallidire un endurista. Le discese provo a farle in bici.

Mi diverto, faccio scalini e tratti tecnici che nemmeno con la biammortizzata ho mai fatto fino a che mi cappotto. Cado in avanti e la bici, carica di tutti i bagagli, mi cade addosso dall’alto. Qualche botta, un po’ di sangue qua e la. Risalgo in sella e decido che questa non è la cosa giusta da fare durante un viaggio di una settimana.

Allargo la mappa del GPS e scelgo una strada, all’apparenza, più ciclabile. Inizio una discesa pazzesca. Tra ulivi e cipressi, in mezzo alle colline toscane. Veloce, pendente, panoramica e pericolosa. Assorto nell’ammirare il panorama, freno troppo tardi ad una curva e cado un’altra volta tra le sterpaglie e le spine. Altre botte e altro sangue. Decido definitivamente che, questa, proprio non è la cosa giusta.

La statale è vicina, scendo fino a raggiungerla e proseguo fino a Castelfiorentino via statale per gli ultimi 10 chilometri. Arrivato a Castelfiorentino salgo immediatamente in cima al paese percorrendo un tratto pedonale molto lungo in salita. A metà salita, entro in un bar, ordino una birra e vado in bagno a cercare di ripulirmi della terra e del sangue che ho ovunque.

Esco pulito e profumato come se fossi partito 10 minuti prima e non fossi mai caduto. In tre sorsi finisco la birra e raggiungo la vetta di Castelfiorentino. In vetta chiamo Eugenio e ci diamo appuntamento sulla strada per Gambassi Terme. Ci incontriamo e proseguiamo in bici assieme fino alla sua fabbrica di telai.


La visita è un’esperienza molto bella. Vedere come nascono, come si costruiscono i telai in acciaio e dove nasce la Breccia, con tecniche tramandate da generazioni e con macchinari e dime che non avevo mai visto è proprio bello. Dopo la visita, proseguo con Eugenio il mio tragitto. Passiamo il centro di Gambassi Terme, adorabile. Il bello di questi luoghi è proprio questo. Qui tutto è bello. Passi per un paesino di cui conosci l’esistenza solo perché è segnato sulla mappa e si trova sulla tua rotta e lo trovi splendido, come tutto ciò che gli sta attorno. L’Italia è veramente un paese dalla bellezza ineguagliabile. Eugenio mi accompagna, ad andatura viaggio, fino sotto San Gimignano e lì ci salutiamo. Lui torna al lavoro e io salgo a San Gimignano. Città pazzesca!


Giro in bici tutta la città, in salita e in discesa. Anche questa sarà una costante del mio viaggio. Tutte le città fortificate medievali del centro Italia sono arroccate sopra le colline. Si entra dopo aver già scalato delle belle rampe e poi sembra di essere al giro del demonio. Ci sono scale e rampe ovunque.

La mia maledetta voglia di arrivare sempre più in alto possibile mi ha fatto scalare in bici tutte le città del centro Italia con fatiche, talvolta, degne di nota. Bevo una birra fra le mura di San Gimignano e riparto in direzione Siena.

Iniziano le strade bianche. Quelle di color bianco candido, ben tenute, scorrevoli, quelle dove se ti sorpassa un’auto non vedi nulla per i successivi 5 minuti a causa della polvere che si alza. Raggiungo Colle di Val d’Elsa, borgo adorabile e poi Siena non prima di aver mangiato un panino mostruoso per dimensioni a Monteriggioni prima dell’ultima scalata verso Siena. Ho la camera prenotata appena fuori dalle mura.

Faccio check-in e sono già dentro le mura. Mangio un piatto di carbonara per due persone. Il menu diceva min. 2 persone e poi ho capito perché. Non lascio nel piatto nemmeno uno spaghetto e inizio a pedalare Siena. Viottolo dopo viottolo all’imbrunire.

Dopo un’ora abbondante di pedalata con varie soste in città mi fermo per una weissbier in Piazza del Campo. Location fantastica. Una delle weiss più buone mai bevuta.

La quarta tappa prevede la partenza da Siena e l’arrivo a Gubbio in Umbria. Questa sarà la tappa più tormentata del viaggio. Parto la mattina molto presto e imbocco subito il circuito permanente dell’Eroica. Il percorso è tanto bello quanto faticoso. Io non sono brillantissimo. Le fatiche e la tanta salita dei giorni precedenti si fanno sentire. Il territorio e i luoghi sono talmente belli che non bado al mio stato di forma scarso. Pedalo senza pensare, sulle strade bianche in salita e poi giù a cannone in discesa guidando la mia bici che meglio non si può.

Devio dalla traccia originale per seguire ancora il percorso dell’Eroica accumulando ulteriori chilometri e dislivello. Non m’importa, mi diverto troppo. Questo modo di andare in bici mi piace da matti e mi soddisfa.

Il gravel vero è quanto di più bello possa fare con la mia bicicletta. Non penso che devo arrivare a Gubbio, ancora lontanissima da dove sono e con tutto l’Appennino da scavalcare.

Oramai sono completamente fuori traccia. È tardi, devo puntare verso Arezzo. Seguo i cartelli stradali che mi portano su una bruttissima e trafficata statale. Si alza un forte vento contrario, già presente fin dal mattino ma non così forte. Arrivo ad Arezzo stanco morto e annoiato per gli ultimi 40 chilometri di statale quasi impedalabile per a causa del vento. Giro il centro di Arezzo e non trovo nulla di entusiasmante. Decido che per oggi può finire qui, mi sono già divertito abbastanza sul percorso dell’eroica.

Vado in stazione e prendo il primo treno che mi porta a 30 chilometri da Gubbio. Scendo dal treno e fatico a pedalare. Sulla strada vedo un bellissimo locale, tipico, rustico. Mi siedo ai tavolini fuori e mangio l’impossibile con un paio di birre a innaffiare il tutto.

Me la godo proprio. Riposo per bene mentre la mente torna alle strade bianche di Siena affrontate al mattino, a San Gimignano, a tutto quanto fatto e che devo ancora fare. Sono in Umbria, uno degli obiettivi primari del mio viaggio.

Il riposo mi fa bene. Domani attraverserò tutta l’Umbria e sarà una tappa difficile e importante. Devo riconquistare tutte le mie forze. Domani dovrò godermela per bene senza troppa fatica che annebbia la vista e incattivisce l’umore. Lentamente, senza sforzo, arrivo a Gubbio.

Come al solito faccio il check-in e riprendo la bici per girare la città. Gubbio è inerpicata su una collina. Dalle mura al punto più alto c’è un dislivello importante. Sento le mie gambe che tornano a girare bene. Spingo in salita in piedi sui pedali e questo mi fa ben sperare per la tappa di domani. Gubbio è favolosa. Anche qui giro per tutti i viottoli e arrivo fino in cima da cui si gode di un panorama fantastico sulle colline circostanti. Ci arrivo al tramonto e questo rende tutto ancora più suggestivo. Sono in estasi, disarmato dalla bellezza di questo posto in questo momento della giornata.


Questo è un ricordo ancora vivo nella mia mente e nella mia memoria. In un viaggio come questo ci sono situazioni, momenti, immagini che si stampano nella mente e non ne usciranno più.

Questi saranno i miei ricordi di viaggio che porterò dentro di me. Le foto non servono a nulla, non le riguardo mai. Mi fermo a pensare e a estrarre dalla mia mente le immagini memorizzate. Questo mi piace molto di più.

Nella mia vita ho fatto tante cose belle e ho tante immagini stampate in mente. Quelle di questo viaggio si aggiungono alle altre e ne rappresentano una parte importante.
La quinta tappa prevede l’attraversamento dell’Umbria, da Gubbio a Todi.


Assieme a quella di Siena, questa è la tappa più attesa per i luoghi che attraverserò. La tappa mi spaventa anche per il dislivello che dovrò affrontare. Come al solito, parto presto. Non prima di un’abbondante colazione addolcita da una serie di crostate preparatemi dalla ragazza del B&B dove ho dormito che mi ha anche preparato la colazione prima dell’orario previsto per consentirmi di partire presto. Alcune fette di crostata le avvolgo in un tovagliolo, le metto nella saddlebag della bici, saluto e parto. Prendo direzione Assisi ed è subito salita. Due passi da scalare nei primi 40 chilometri poi discesa fino a Bastia Umbra e un po’ di su e giù fino a che imbocco alcune stradine interne che mi portano sotto la città di Assisi. Io in basso e la città fortificata, imponente, lassù in alto.

Le stradine proseguono per tutta la lunghezza della città. Pedalare qui è un sogno. Mi fermo ogni 5 minuti ad ammirare Assisi dal basso. Sono proprio sotto, vedo tutto. Assisi è arroccata sopra una collina, vedo le mura e tutto ciò che sta dentro. Splendido!

 

 

…..To be continued

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