GraveBl, all’ingresso delle dolomiti

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Belluno ha questo, che si trova tra le dolomiti e il Veneto, di guardia a montagne che sono il sogno degli alpinisti di tutto il mondo. Però non gode della pubblicità che hanno Alto Adige e Trentino, e i suoi abitanti sono sempre più attivi per valorizzarla e far conoscere il proprio territorio a chi ama le Dolomiti.

Abbiamo parlato con Enrico Viel, cofondatore di GraveBL, un evento cicloturistico pensato per far valorizzare il territorio della Valbelluna che avrà luogo il 17 giugno .

Vignole, vista sullo Sperone.
ph. Zanol

I percorsi previsti sono due, da percorrere in autosufficienza: uno lungo con uno sviluppo di 135 chilometri e 1500 metri di dislivello positivo e uno corto da 94 chilometri e 1000 metri di dislivello positivo.

Il nome, ci spiega Enrico, è una crasi tra la parola dialettale “grave”,cioè i sassi che si trovano nel letto dei torrenti e dei fiumi, e la sigla della provincia.

GraveBL nasce da un’idea comune di un gruppo di appassionati pedalatori bellunesi. Abbiamo messo insieme i giri che si sono fatti fin dagli albori della mtb, dandogli una continuità e una logica, per far scoprire a più persone possibile il nostro meraviglioso territorio.

Chi la organizza?

Io e Fulcio Miari Fulcis dell’omonimo Agriturismo in Modolo, posto unico, forse il più bello di Belluno, dove è sita la partenza e l’arrivo. In più, siamo sostenuti da una decina di suggeritori di sentieri e collaudatori.

Quanto tempo richiede l’organizzazione dell’evento?

Il tempo è quello di cercare il giro più spettacolare e godibile, che preveda molti chilometri in giro per la Valbelluna. Dobbiamo ringraziare Fulcio per la costanza e la continua ricerca di varianti.

Per chi è stato pensato?

L’evento è per TUTTI. Gravellisti, mtbbikers, ebikers, uomini donne allenati e non.
Un giro di 140 km circa con la possibilità di dividerlo in due parti visto che a metà si è vicini all’arrivo partenza.

Qual è il momento più bello per voi che la organizzate, e quale quello peggiore?
Solo momenti belli, la più grande soddisfazione sono le persone che durante tutto l’anno hanno seguito la traccia e fatto il nostro giro.

C’è qualche episodio che vorresti raccontarci?

Ogni ricognizione avrebbe mille di racconti, sempre in tanti a partire e pochi all’arrivo, delle belle bevute e mangiate a fine giro, per stemperare l’indole del montanaro bellunese che vorrebbe eliminare l’asfalto e aggiungere salite al limite ovunque e toccare tutte le “crode”, pardon “grave” della Valbelluna.
Il sottoscritto invece tenderebbe a limare per avvicinarsi ad un pubblico più rilassato.

Parlando del bellunese, qual è lo scorcio per cui vale la pena fare tutto il giro?

Secondo me col bel tempo tutto il giro è uno stupendo e continuo cambio di visuale sulla Valbelluna, con le Dolomiti a fare da cornice. Paesetti, chiese,ville, fiumi, laghi, boschi, “troi” [sentiero, ndr] “grave”.

Il mio preferito è nella zona della Certosa di Vedana– e anche intorno al borghetto di Modolo.

Progetti futuri?
Un trail o un gravel hardcore di tutta la provincia di Belluno in più giorni, toccando tutti i punti strategici, dal Feltrino al Comelico.

Per quanto riguarda la situazione italiana, quali eventi seguite?
Tutto quello che organizzano i Fratelli Scavezzon che sono i profeti del gravel, oltre a Veneto gravel di Roberto Polato e sua moglie Velia.
Fulcio ha partecipato a molti raduni Gravel in Veneto e anche al di fuori della regione.

Infine, per i lettori interessati , cosa serve per partecipare all’evento?
Una qualsiasi bicicletta con i copertoni di almeno 32 mm, abbastanza allenamento perché un minimo di dislivello vien fuori. Un gps per seguire la traccia e una macchina fotografica per immortale questa nostra bella provincia così poco conosciuta.

 

Ilaria Arghenini

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