Se la LodiLeccoLodi è una bellezza che ti sfida

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La cattedrale vegetale di Giuliano Mauri all'inizio del percorso, a Lodi

Sveglio alle 04,30… ma chiccelofaffare?!

Eppure non c’è neanche stato bisogno della sveglia, puntata alle 04,50: il programma biologico di puntamento sveglia mi ha tirato su prima, così da non svegliare la famiglia con un insopportabile piripì piripì piripì

Al parcheggio facce contratte dal sonno, che a loro volta si chiedono…mapperché?…
E’ aprile, ma c’è nebbia, foschia, rugiada…BRINA?… no, dai, è rugiada.

Sono venuto in pantacorti, è comunque rugiada…

Si smontano le bici, si attiva la traccia, si salutano un po’ di facce note e alé alé alé!

Fondamentalmente avevo deciso di fare questa corsa perché mi faceva ridere il nome. He he, lodileccolodi, la lieccipastogn’liecci dei poveri. Soltanto all’idea di raccontarlo in giro me la rido da solo. Che sarà mai? Il solito Adda, i soliti giri. A PINEROLO! Mmmah…

La cattedrale vegetale di Giuliano Mauri all’inizio del percorso, a Lodi. Foto di Germano Zani

E comunque si va, si mena, 30 allora su sterrato, tipo che ci applaudivano anche le nutrie. Nel tirare il gruppo ci si aggancia ad un altro, che poi si scompone e si ricompone più avanti, trovando finalmente una sua omogeneità. E si va… ostrega se si va, al punto da chiedersi per sè e per i propri compagni: “ma terremo sto ritmo fino alla fine?”

Era solo il km 50, o forse meno, e succede l’imprevisto, l’irreparabile, la sfiga nera… Il Germano ha spappolato il cambio, distrutto, smontato….mai vista una cosa simile. Un rametto. Un rametto del cavolo. Un rametto può rovinare una corsa, una bella giornata, una preparazione, un’esistenza… Ma memore di una Tratturi spietata in cui ruppi la catena a mia volta, estraggo il magico attrezzo: il salvifico smagliacatena.

A suon di bestemmie in aramaico il Germano riparte, ma in direzione opposta, con la catena lasca. La romperà altre due volte, ma nella sfiga è fortunato e troverà un altro angelo iper attrezzato, dotato di smagliacatena di scorta che glielo presterà per tutto il viaggio. Arriverà un’ora circa prima di noi, il Germano.

Foto di Ivan Negretti

Noi nel frattempo, restati in due, i due della Pop, senza più un gruppo, menicchiamo ma senza la protervia di inizio corsa. Lo scenario nel frattempo cambia, arriva il sole, ci scalda, ma approssimandoci a Lecco si alza un vento freddo. “Questa città non è come la bionda del Roxy bar, non ti desidera questa città”, direbbe Fred Buscaglione, al che se avevamo pensato di fermarci per paninocaffé a Lecco, no, via via via, che lo schittone qui è in agguato.

Bello però! Sembra tutto uguale, ma lentamente tutto si trasforma. Dalla placida e ridente bassa a quel ramo del lago di… si si vabbè. Che volge a mezzogiorno, si, lo sappiamo. Dai che fa freddo. Bello il Resegone eh? Bella la Grigna, però adesso torniamo nella bassa che qui si sbarbella.

Cominciano a uscire le famiglie, i vecèt con il girello e le mamme con i passeggini, oltre ad altri ciclisti domenicali, più rilassati di noi. Slalom, cattiveria, si fa il pelo, prima che si accorgano, prima che si spaventino, è tutto uno: “scusate scusate, siamo i soliti rompiballe!”. Vogliamo finirla fuori, mancano ancora 60km… 60 o 70? Mah… cavoli, siamo già stanchi.

Incrociamo altri gruppi che stavano risalendo e il nostro primo pensiero è stato: “si… a sto giro il cibo lo troviamo”. Che belle sono belle queste corse informali, ma l’informalità ha il suo prezzo… Incrociamo anche LUI, quello che la fa in Monopattino. Huevos Grandes. Austero e concentrato coi suoi bermuda a fiori ci saluta affettuosamente.

Si fa presto a dire LodiLeccoLodi… lo sterrato ti sfianca, òter che…

Il mio compare, consapevole di aver fatto una cosa oltre il suo allenamento, al km 100 mi preavvisa: “ahia… comincio a sentir male”. Da lì in poi si abbasserà il ritmo, per prudenza, per le famiglie in giro, per un po’ di stanchezza. Ci si rende conto che questo piattone su sterrato è implacabile, ti cucina lento come un brasato alla domenica.

Siamo di nuovo nella bassa, le nutrie sono contente di rivederci, il sole ci scalda. I pantacorti sono stati una buona scelta. Rugiada, si, era rugiada. Il mio compare mostra reale affaticamento, si stacca più volte, cerco di aspettarlo, dopo un po’ mi autorizza ad abbandonarlo alla mercé delle pantegane. Gli lascio una bustina di sali e lo affido alle cure degli angeli del ciclismo. Alla fine procede sereno col suo passetto, tranquillo.

Io riparto da solo nella terra di nessuno. Un semaforo lunghissimo, un paio di miei errori di traccia ci ricompattano ancora, è un tiramolla. Lodi è vicina, ma sembra non arrivare mai. Riconosciamo dei punti già incontrati in altre gravellate come quella del Duca, il MVV e Il Castigo.

Io vado, vado, conto i km, sono a 155, al che TENK! Il mio indicatore biologico di riserva zuccheri comincia a lampeggiare. Mi fermo, cerco qualcosa nello zainetto. Nulla, niente, deserto… non ho più niente da mangiare e ho finito l’acqua. 10km? 15?.. Possono diventare un’agonia infinita. Vado avanti al risparmio, sentendo le forze che calano progressivamente. Mi fiondo nel primo bar di vecchietti.

Foto di Fabrizio Macaluso

Ingollo due Wafer con una foga e un’ignoranza che mia madre mi avrebbe preso a schiaffi e mia moglie si sarebbe girata per la vergogna. Mi rovescio un caffé in gola. Il barista over 70 non sa se odiarmi o odiarmi tanto, ma resta gentile, mi riempie anche la borraccia e guarda fuori, sperando che non ne entrino altri come me.

Ringrazio goffamente e mi rimetto in sella, 5’ che gli zuccheri rientrino in circolo e si torna a pedalare, ripasso l’amico che immaginavo di trovare al bar, che procede comunque sereno col suo passetto implacabile. Vengo sverniciato da un paio di gravellari doc.

In quel momento voglio solo arrivare. Ultimi 4 km poi Lodi… il dubbio che invece di 160 siano 170 serpeggia, ma sono già a Lodi. Sia lode a Lodi! (scusate ma prima o poi dovevo dirla)…

Ultimo momento di confusione sulla traccia e poi dall’alto del ponte sull’Adda si plana verso il pub, dove un’amichevole ammucchiata di biciclisti sta già festeggiando.

Evviva evviva! Mi sento realmente più stanco che alla Gimondi lunga (su strada) davvero, non immaginavo. Ma sono contento e lo sono un po’ tutti, anche il Germano che racconta la sua singolare avventura. Birra birra, panini, alé.

Ce la raccontiamo, ci sfottiamo un po’, condividiamo un paio di passaggi particolari, ma soprattutto aleggia il fantasma di un partecipante, su una bici da corsa, una di quelle fatte apposta per gare con inserti in sterrato tipo Roubaix, Strade Bianche, Tro Bro Leon ecc… Andava come una lippa e la gara l’ha fatta tutta, senza problemi, con le ruote in supercarbonio.

Corre un pensiero inquieto tra i commensali: “non sarà che il nostro mondo che è appena nato è già al crepuscolo?…” boh, mah… si po’ esse… ma fondamentalmente chiccazz…

MI PORTA UN’ALTRA BIRRA PER FAVORE?
Alé! Alé! Alé!

Il ponte sull’Adda a Lodi

D. A.

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