Lele Rozza: quelle salite da cui nasce tutto

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Intervistare l’ideatore di Gravelpeople significa ritrovare un po’ dello spirito che anima la community, la passione e la curiosità che ci convincono a salire in sella.

L’approccio a progetti nuovi non è diverso da quello con la bici. L’idea è che qualcosa di bello deve essere accessibile a tutti, anche a chi vede nella bici non la propria ragione di vita, ma un elemento che dà qualcosa in più alla fatica quotidiana.

Abbiamo parlato di giri difficili, di salite faticose rese ostili da dislivelli importanti: e la sensazione è che chi fa gravel sa raccontare un mondo in cui le pendenze non sono un ostacolo.

Come hai conosciuto la gravel?
Sono inciampato nella gravel perché cercavo una bicicletta che mi consentisse di fare le cose che mi piacciono (una volta all’anno faccio un viaggio abbastanza lungo e la gravel sostiene borse e bagagli); che garantisse il fatto che mi possa fermare quando mi serve (ed è una bici con freni a disco); che fosse versatile,e la bicicletta da corsa ogni tanto mi sta un po’ stretta.

Se fai viaggi lunghi a volte trovi strade che sono un disastro e ti presentano una buca dopo l’altra, e una bicicletta solida aveva senso.
Quando ho scoperto la gravel, mi sono detto che era esattamente ciò che mi serviva. L’ho provata e ho cominciato ad andarci in giro ed era meglio di quanto mi aspettassi. Da lì è nata una passione che mi ha portato a creare una rivista.

Quanto tempo fa è stato?
Circa un un paio d’anni fa.

Da qui a fondare una rivista online che parlasse di gravel, quale è stato il passaggio? Perché hai sentito la necessità di iniziare il percorso?
Come tutte le passioni e le discipline, quando cominciano ci si accorge che ci sono tante persone che hanno voglia di approfondire ma mancano i punti di riferimento.

Una delle nostre ambizioni è provare a riunire attorno ad una rivista tutte le persone che possano rispondere alle mille domande che ci sono su questo mondo, che si sta sviluppando rapidamente.

L’idea era di provare a dare un contributo facendo le cose che so fare: sono capace di raccontare storie e di mettere insieme coloro che le raccontano bene.

Ho proposto all’editore con cui collaboro da anni di riflettere su questa ipotesi e di sviluppare il progetto. Ci abbiamo ragionato e lui ha accettato.

Quindi con Gravelpeople si sta creando una vera e propria community che orbita intorno al magazine…
Sicuramente. L’idea era di capitalizzare una serie di community informali. La riflessione è stata: ci sono tanti luoghi in cui si discute di tante cose. Perché non ricondurre tutte ad uno? Ed è quello che stiamo provando a fare.

Qual è stato il giro più bello che hai fatto?
Giri belli ne ho fatti un sacco. Ho la fortuna di stare ai piedi delle colline dell’ Oltrepò che sono un posto di grande fascino per chi ha voglia di perdersi pedalando e che, a guardarli con l’affetto con cui li guardo io, somigliano tanto alle colline del Chianti (purtroppo non lo sono). Ciononostante sono luoghi estremamente selvaggi. Ci sono un sacco di strade molto belle.

Io sono uno di quei gravellisti che sono contenti quando trovano strade bianche ma si accontentano anche di fare bei giri, e nell’Oltrepò le strade teoricamente asfaltate somigliano abbastanza alle strade bianche.

Perciò il giro che vi racconto è quello che io ho fatto su cose che in teoria sono strade ma ultimamente gli somigliano soltanto.

Il giro parte da Varzi, collina al passo del Brallo, dopodiché arrivati a Prodongo, ai piedi dei piani del Lesima, sale su una stradetta sconosciuta che ho trovato per puro caso, e finisce su un altopiano. Il percorso poi continua scendendo a rotta di collo su una strada distruttissima con una pendenza importante (dai 1300 ai 700 m in pochi Km) e arriva in Emilia Romagna, fino alla Val Trebbia.
Da lì poi si sta bassi tutto intorno al monte Lesima fino a risalire con una salita veramente cattiva fino al Passo del Giovà per poi scendere a Varzi.

Quello è un giro veramente bello di circa 80 km, il dislivello è importante e i panorami sono meravigliosi. Una delle cose belle è che le strade, pur essendo asfaltate, sono poco trafficate. Fatta da un ciclista ciccione come me è stata una pedalata molto lenta ma di grande fascino.

Un itinerario nel cassetto?
Io sono affascinatissimo dal concetto di randonnée: una gara non competitiva che prevede un percorso molto lungo da compiersi in un tempo definito. Una classicissima è la Parigi – Brest – Parigi. Sostanzialmente è una cosa per cui si parte e si pedala fino allo sfinimento.
Non c’è una classifica, si parte alla francese. Ci sono dei punti di ristoro dove è possibile farsi una doccia, mangiare e dormire qualche ora.

Ognuno interpreta questo viaggio come meglio crede: c’è chi pedala 20 ore di fila, dorme l’equivalente di una notte e poi riparte; c’è chi invece pedala 10 ore, si ferma due ore e poi riprende. Si tratta di un approccio che a me piace molto.

L’inverno scorso sono stato in Umbria, che secondo me è il paradiso dei ciclisti. Vorrei fare in un tempo breve Oltrepò-Umbria, poi un giro in loco e un rientro. Non è un percorso definito ma mi attira.

100miglia sta organizzando a maggio un evento simile con Tuscany Gravel…
Sì, una randonnée fatta su strade bianche parecchio impegnativa. Io che sono un randagione, un ciclista solitario, non so ancora se parteciperò per intero o farò solo dei pezzi. Sicuramente se avessi qualche km in più sulle gambe penserei di farla tutta.

Ti definisci un ciclista solitario: ad un certo punto andare in bici è un modo per evadere e staccare o diventa un modo per prendere decisioni?
La bicicletta è quanto più di straordinario c’è per prendere fiato (sebbene in salita sia parecchio sfiatato).

un po’ le endorfine, un po’ i panorami, un po’ l’assoluta sensazione di libertà…questo produce una leggerezza di mente che in qualche caso porta anche a prendere delle decisioni.

Non vado in bicicletta per prendere decisioni, ma ogni tanto capita perché il contesto e la fatica preparano a farlo.

 

Francesca Limardo

Ilaria Arghenini

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