Quella volta che sono andato al mare

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C’è da dire che il ciclista ciccione è lento, ma inesorabile. C’è anche da dire che il ciclista ciccione tende a essere pigro. Questa volta però lo volevo proprio fare.

La storia è andata un po’ così: da sempre ho una fascinazione per l’alta valle Staffora, tutti i giri che penso, prima o poi lì devono finire, controllo i km, il dislivello e poi mi dico che si può fare.

Questa volta però c’era l’idea del lungo, un lungo che accarezzavo da tanto tempo.

Decido di andare al mare!

Controllo il meteo, e in questo piovoso aprile sabato sembrava l’unica giornata di sole. Controllo il percorso e i dislivelli e c’è abbastanza da soffrire, ma l’idea di farmi da casa a Genova per strade secondarie mi affascina oltremodo. Senza crederci troppo decido di provarci.

Sabato mattina non è quella che si dice una giornata splendida, ma il sole c’è e ci sono 12 gradi. Opto per le braghette e una felpa leggera. La bici è già pronta, unica accortezza mi porto dei gel di quelli energetici. Di solito il cibo è pane e salame, ma venerdì niente spesa, e poi era già tardi.

Partenza verso le 8.20 temperatura eccellente e niente vento. Comincio a pedalare e prima ancora di arrivare a Casteggio comincio a riflettere sulle deviazioni possibili (cosa che farò per un bel pezzo della giornata).

Prendo la strada prevista, mi dirigo verso rocca Susella e lemme lemme mi infilo nella pancia dell’Oltrepo.
Bella quella strada, costeggia i vigneti e va a sbattere proprio contro la pancia del colle, niente da fare bisogna salire. E la salita è ripida.

Piano piano, con il solito ciclista che mi supera (il CC lo superano tutti) che mi dice: “vai tranquillo, che dopo peggiora!”

Ma io fino a rocca De’ Ghislanzoni ci arrivo. Il tempo di guardarmi in giro e mi butto a capofitto nella discesa che mi porterà a Montesegale.
E poi sbaglio, e in bici, si sa, gli sbagli si pagano. Scendo, inutilmente, fino a Godiasco, per poi risalire a Ponte Nizza e prendere la deviazione per Cecima che mi porterà in Val Curone, 10 km per niente, pazienza.
La salita la conosco, si va piano e ci si gode il panorama. Il passaggio dalla primissima valle Staffora alla val Curone ha sempre grande fascino. E la primavera fa il suo mestiere. Bei colori e temperatura gradevole.

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Ho abbandonato da un pezzo la felpa e sto pedalando in maglietta.

Arrivo in cima, passo accanto alla “Locanda del Diavolo” uno dei mille monumenti a quello che fu, di cui è pieno l’Oltrepo.

Dismessa e abbandonata fa un po’ tristezza, ma siccome c’è della strada da fare si passa oltre.

Si apre davanti a me la val Curone. La discesa verso Brignano è liscia, tranquilla. Mi supera il secondo ciclista, quelli giovani, in forma, svelti. Mi faccio passare l’invidia in fretta e continuo a scendere. Piano.
Arrivo a Brignano, mi accoglie la chiesa che spunta lì, in mezzo al niente. Poco dopo il mio baretto di fiducia. Se pedali ti servono delle certezze, il caffè e il cibo per me lo sono.
Mi fermo, e, come sempre, entrati nel bar di Brignano, sembra di tuffarsi negli anni ‘70. È tutto fermo a quel tempo.
Ho fame, chiedo un toast. Mi contro propongono un panino al prosciutto e io accetto. In frigo una birra è lì che mi aspetta.
Il panino si rivelerà uno sfilatino ragguardevole. Mi ci voleva.
Sosta tecnica al bagno, una foto alla lambretta che si trova in sala da pranzo e si riparte, direzione San Sebastiano.

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Fuori dal locale campeggia una scritta in stile ‘50s “W il campionissimo” la fotografo (credo per l’ennesima volta) ma bisogna pedalare.

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La val Curone scivola via svelta, la strada è meno trafficata del solito.
Al bivio con la valle Staffora, decido di continuare su percorso stabilito. Verso il mare comincia a diventare un mantra.

E salgo, verso Dernice. Una salita lunga, senza strappi. Lunga. Ho già detto lunga?

Il panino fa il suo mestiere e con la calma maestosa del ciclista ciccione interpreto questa salita. Piano piano insomma.
Si arriva finalmente in cima. Siamo al terzo colle. E un caffè non me lo leva nessuno.
Mi infilo in un posto di quelli che stanno nei luoghi in cima. C’è un po’ di tutto, il bar, i tabacchi, un piccolo alimentari.
Il proprietario è un giovanotto simpatico. Gli chiedo indicazioni sulla strada e lui mente. Cerca di non preoccuparmi. Ce lo ha scritto in faccia che secondo lui il ciccione non può farcela. Mi intenerisce la sua apprensione, bevo il caffè, approfitto del rubinetto per riempire le borracce e riparto.

Prima compressa di sali minerali, ci vuole.

Discesa fino a Cantalupo per poi riprendere una salita che “dolcemente” mi porta fino a Mongiardino. E poi a Costa Salata. È tutto un fiorir di Liguria, ma da lì a Genova la strada è parecchia.
A questo punto non si torna più indietro, i colli da fare per tornare eccedono quelli che mancano. E sebbene la salita per Crocefieschi sia cattiva, si va.
La discesa da Mongiardino a Vobbia è ampia. Il passaggio dalla val Curone (che è bellissima) alla val Vobbia è trasparente. Appena un po’ di pianura, e via, di nuovo salita.

La salita per Crocefieschi è aspra. Ricorda un po’ quella per il Brallo. I tornanti stanno in mezzo al bosco, si sale, rapidamente, e ci sono dei begli strappi. Comincio ad accusare, mi fermo, prendo fiato. Mi ingollo uno di quei gel lì che mi sono portato. Il panino di brignano è un ricordo.

Nel frattempo si fa tardi, sono passate la 16, ci sono ancora un po’ di km in salita e bisogna arrivare la mare.

Lemme lemme salgo, e salgo, e continuo a salire. Mi fermo di nuovo, acqua ne ho e ci sta bene la seconda compressa di sali.

Arrivo a Crocefieschi, foto di rito, ma al paese manca ancora un km, di salita. Piano piano mi dico…

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Arrivo al paese (e al bar) che sono le 17 abbondanti. Ho fame.
Chiedo un toast e una birra. Il barista mi mostra due bicchieri, scelgo quello grande.
Ascolto distratto le conversazioni degli avventori. Tutti allegri che parlano di calcio. Arriva il toast, lo divoro. Bevo la birra. Chiedo una sigaretta. Il barista commenta il mio modo di fare sport. Ridiamo ed esco a godermi la sigaretta.
Ancora un piccolo strappo e poi la lunga discesa verso Busalla.

Comincia a essere tardi e incredibilmente non mi sento così stanco. Non mi fa male niente e viaggio sereno.
Arrivo a Busalla in un lampo, la discesa è formidabile.

Seguo le indicazioni e…

L’ultimo passo (piccolo eh, poca roba) ma un po’ piango. MI ritolgo la felpa e mi metto in assetto da salita. Piano piano. Passo dei Giovi fatto. Da lì è davvero tutta discesa.

Sto ritornando in città. Fa strano dopo una giornata intera in giro per stradette senza traffico reimmettersi in una arteria trafficata. Una giornata di silenzio e poi il rumore della città. Arrivo a Genova senza essemene accorto. Mi fermo sotto il cartello. Scatto qualche foto (che mando ad alcuni amici a cui avevo anticipato “l’impresa”).

Ma sono le 18.30 e devo arrivare al mare (e al treno).

Comincio a menare come non pensavo fosse possibile.

Dopo un po’ chiedo indicazioni per il mare. Il giovanotto mi guarda stranito, ripete la domanda per essere certo di avere compreso. Fa un gesto con la mano. Sempre dritto. “Manco molto domando?” Risponde laconico “Sì”.

Rido tra me e me, e mi avvio. Pedalo, forte, e sorrido.

Dopo un po’, un bel po’, intravedo la sopraelevata. Dalla sopraelevata si vede il mare, dovrei essere relativamente vicino alla meta. Continuo a pedalare.

Genova è la città meno amica delle bici che abbia mai incontrata, ma non me ne occupo.

Arrivo in vista dell’acquario. È fatta. Intravedo una panetteria, intravedo il pezzo di focaccia farcita più grande che abbia mai visto. Lo compro, insieme a una birra.

Mi seggo su un trespolo, guardo il mare mentre si allungano le ombre e si alza il vento. Mangio, a 4 palmenti. Sono a 500 metri dalla stazione. E’ fatta.

Alla fine sono 123 km abbondanti e oltre 2000 mt di dislivello. In oltre 8 ore. Risultato da ciccione, appunto. Risultatone!.

9 Commenti

  1. Bravo mi hai ricordato in alcuni passaggi “Una passeggiata nei boschi” di
    Bill Bryson….ti assicuro che è un gran complimento! 🙂

  2. Rinnovo i complimenti per l’impresa, massima stima e bell’ironia nel racconto

    Meglio i ciclisti ciccioni che i ciclisti del web

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