Un Rik tra Coppi e Picasso: Riccardo Guasco interpreta le biciclette

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Pablo Picasso e Fausto Coppi. Nei loro rispettivi ambiti, due campionissimi. Facciamo un gioco, una fantasia: che cosa potrebbe aver avvicinato le loro esistenze, per il pezzo di vicenda umana e storica che hanno condiviso su questa terra.

1942, Picasso realizza la Tête de taureau, uno dei suoi tanti omaggi all’arte e alla filosofia, selvaggia e popolare, della tauromachia. Ma lo fa prendendo un sellino di cuoio e un manubrio di acciaio, due pezzi di bicicletta che diventano, rispettivamente, il cranio e le corna del toro. Tauromachia ciclistica.

1942, 7 novembre. Il milite Fausto Coppi si prende un giorno di congedo e con maglia di lana grossa e pantaloncini sdruciti, pedala sotto un cielo quasi di bombe sull’anello del Velodromo Vigorelli, a Milano, batte il record dell’ora: 45,798 km.

1949, gennaio. In occasione del Congresso mondiale dei partigiani della pace, il Partito comunista chiede a Picasso di disegnare un manifesto che diventi simbolo del movimento pacifista. Picasso disegna la famosa Colomba della pace. In primavera, a Picasso nasce una figlia: la chiamerà Paloma, “colomba” in spagnolo.

1949, giugno. Fausto Coppi vince il suo terzo Giro d’Italia, grazie anche alla straordinaria impresa nella tappa Cuneo-Pinerolo: 192 km di fuga solitaria, scalando in sequenza Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere; 12 minuti di distacco al secondo, Gino Bartali. A luglio, Coppi corre il suo primo Tour de France: parte malissimo, ma strada facendo recupera un ritardo di quasi mezzora e nella tappa alpina Briançon-Aosta conquista la maglia gialla che porterà fino a Parigi. È la prima volta che un corridore vince nello stesso anno Giro e Tour.

Si potrebbe forse continuare a cercare nelle vite parallele di Picasso e Coppi. Altre linee di contatto tra i due miti dell’immaginario contemporaneo le ha tracciate in questi anni un artista.

Si chiama Riccardo Guasco, illustratore e pittore. È nato ad Alessandria nel 1975, 25 anni dopo la morte di Coppi, due anni dopo quella di Picasso. Ha la grazia e il genio di aver saputo farli incrociare nella sua opera. Vive a Vigevano, lavora in uno studio-cascina pieno di colori a Tromello, cuore della Lomellina, tra nebbie, d’inverno, e risaie, in estate.

Racconta di un innamoramento avvenuto anni fa, durante le vacanze di Natale. Vide alla TV un documentario su Coppi e ne rimase incantato. Incantato dalla favola di un omino che da un villaggio sperduto delle colline tortonesi parte alla conquista del mondo in bicicletta. Un omino dal profilo inconfondibile. Guasco coglie in quella linea del naso, un sette rovesciato che taglia l’aria, l’essenza di una storia e prova subito a metterla su carta. Quella notte Riccardo la passò a disegnare ritratti di corridori ciclisti. Riccardo lavora a mano e al computer ed è veloce come uno sprinter: non a caso si firma Rik, come i grandi predatori fiamminghi delle volate degli anni d’oro del ciclismo, Rik Van Steenbergen e Rik Van Looy.

Dai profili dei corridori, Guasco è passato alle maglie delle squadre. Confessa di avere un debole per le maglie di una volta, quelle con le semplici campiture a colori, banda centrale bianca: “Sono un quadro già pronto. Impazzisco per il colore della Bianchi. Il celeste Bianchi. Inimitabile”.

Guasco lavora alla tavoletta del computer che usa come una tela, senza ricorrere ai livelli sovrapposti, ma rifacendo e correggendo il segno, cercando di riprodurre in ambiente digitale l’effetto materico del supporto tradizionale, compreso lo sporco, il tratto rifatto. Il segno, prima di tutto.

Per il segno, scomposto, ricomposto, combinato, Rik s’ispira, oltre che ai maestri della comunicazione grafica di inizio Novecento, a un modello assoluto come Pablo Picasso. “In Picasso trovi tutto. A partire proprio dal segno, dal tratto. I colori vengono dopo. Mi ricordo che sono tornato a dipingere dopo gli anni dell’Accademia e dopo aver iniziato a lavorare al computer, anche per ragioni di sopravvivenza professionale. Poi un giorno, obbligato in casa da una brutta influenza, mi è tornata improvvisa e irresistibile la voglia di dipingere. Avevo solo tre colori: rosso, bianco, nero. E ricominciato da lì: dall’essenziale. Sono nati così i miei primi quadri.”

E così, col tempo, il suo mestiere di pittore e illustratore ha incrociato sempre di più le strade della bicicletta e del ciclismo.

Autore di manifesti che ricordano lo stile delle affiches pubblicitarie alla Depero o alla Savignac, di illustrazioni e copertine di libri, Rik è diventato una firma apprezzata e assai ricercata dal mondo delle due ruote a pedali.

Per citare solo le sue ultime realizzazioni, ha prestato la sua fantasia reinterpretativa del mito intramontabile della bicicletta a grandi eventi internazionali come la Maratona delle Dolomiti e l’Eroica. E ha illustrato, con otto tavole e una particolare copertina “parlante”, l’antologia di Otto racconti in bicicletta, edita da Bolis Edizioni, e curata da Giovanni Casalegno, che mette in fila otto scrittori tra fine Ottocento e inizio Novecento – da Mark Twain a Arthur Conan Dolyle, da Stephen Crane a Federigo Tozzi – impegnati a narrare l’epopea del velocipede, irrompente simbolo di modernità che cambiava i costumi, esaltava una tecnologia da domare, prometteva la conquista di nuovi spazi e nuove libertà.

Ma a Guasco, come a un vero pittore, piace uscire dalla tavoletta e affrontare grandi spazi da disegnare: lo ha fatto questa primavera a Castellania, paese natale di Coppi, nei giorni della partenza della XIV tappa del Giro d’Italia 2017. Gli hanno dato un muro, che costeggia la strada che arriva al villaggio, e lui ha iniziato a disegnare la storia del Campionissimo. Il grande murale sarà terminato tra due anni, quando, nel 2019, ricorrerà il centenario della nascita di Fausto. Lo ha fatto, e questa volta le biciclette non c’entrano, dipingendo la fiancata di una nave, la Princess Anastasia, che fa servizio traghetto sulle rotte baltiche, tra San Pietroburgo, Helsinki, Stoccolma e Tallin.

Riccardo Guasco, con il suo archivio di opere – anche acquistabili online – , lo trovate qui

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