Il monocorona, una ragionevole proposta di sperimentazione

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Il dibattito sull’utilizzo del cambio monocorona è ricco e variegato. Ne parliamo con Marco Brunetti, presidente dell’associazione 100miglia.

Marco Brunetti chi è?
Sono un appassionato ciclista , con esperienza ahimè trentennale (“ahimè” a causa dell’età incipiente!). Ho attraversato tutti gli utilizzi della bici, da quella per andare a scuola, a quella da corsa alla mountain bike.
Ho fatto poi cross country e freeride, per planare, dopo il trasferimento in Toscana, sull’utilizzo della gravel.

Sono un assiduo pedalatore, e organizzo, assieme ai componenti dell’associazione che presiedo, 100miglia,  la Tuscany gravel road race di Radicondoli.

Un tempo c’era la tripla, poi la compact e infine il monocorona. Identità e differenze tra questi strumenti?
La tripla è uno strumento montato nelle prime mountain bike per consentire ai pedalanti o agli aventi diritto di superare qualsiasi asperità. Presto per difficoltà progettuali e per la relazione pericolosa tra deragliatore e passaggio ruota si è passati alla doppia. Doppia che, con il crescere della cassetta posteriore da 8 a 10 velocità, consente uno sviluppo del tutto simile alla tripla. Il passaggio della cassetta a 11 velocità, porta alcuni folli a provare il mono.

La teoria è semplice; si semplifica l’oggetto, si tolgono cose che “si rompono” e che pesano: il manettino cambio e il deragliatore anteriore.

Un ulteriore vantaggio è che è possibile progettare diversamente il telaio e si possono avere telai con doppi formati ruota, alloggiamenti di coperture più larghe.

Inoltre, con 11 e 12 velocità con la cassetta posteriore si può una gamma di rapporti che prima era ottenibile solo con la doppia.
Quali sono i cambi monocorona disponibili e chi li deve usare?
Il mono è principalmente sram sul mondo gravel. Shimano è arrivata alla MTB, ma non sullo strada o ciclocross, con il mono.
Per il gravel il mono è ancora una coperta corta, ovvio dipende da chi sei, da dove vieni e dove vuoi andare.
Se sei un ciclista che arriva dalla strada, e sei sensibile ai salti di denti, allora è chiaro che una cassetta posteriore 11/46 ha dei salti, e difficilmente troverai il rapporto giusto… senza adattamento.
Se arrivi da MTB questa cosa è già digerita e questo problema non esiste, hai la comodità di avere una cambiata più semplice.
Quindi il mono è una soluzione?
Attualmente il mono è ancora una coperta corta che può diventare giusta su determinati tipi di percorsi.
Il pedalatore di dislivelli poco importanti con un 44 davanti e un 11/34 o 11/36 dietro, 11v, è nella condizione di avere uno strumento equiparabile a una doppia.
Se questo pedalatore tenta le colline toscane con continui saliscendi la coperta è corta.
Dovresti cambiare la corona anteriore, mettere un 40/42 e dietro un 11/42, si riduce lo sviluppo metrico a vantaggio della pedalabilità.

Con il 12 velocità, il mono migliorerà il range, al momento non è per viaggi di lunga gittata!

Stai proponendo ai nostri lettori di avere una seconda bici, o no?
Prima di pensare alla seconda bici merita pensare di allargare lo spettro di utilizzo di quella che hai, se possibile.

Uno dei vantaggi del mono è che su un buon progetto (e ce ne sono di interessanti) è possibile alloggiare due formati di ruota diversi: questo mi permette di allargare il range di utilizzo della mia bici, perché con le ruote di formato stradale posso alloggiare gomme tra 28 e 42 e questo permette di essere veloce e cicloviaggiatore.

In alternativa posso alloggiare il 27,5 allargando il diametro della copertura.
Interessante il fatto che ci sono produttori che con il formato 27,5 con sezioni di 2,1 pollici mi permettono di aggredire sterrati impegnativi, oppure ruote 27,5 con impronta larga ma disegno stradale mi permettono di viaggiare molto comodo nel viaggio su strada.
Questo peraltro mi permette di affrontare serenamente le strade italiane su cui possiamo stendere un velo pietoso.
Ad esempio WTB fa una gomma con sezione 47 che si chiama Horizon, con questa puoi andare su asfalto ma viaggi confortevolmente anche su sterrato.


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 Tutto sommato quindi direi che con un progetto ben riuscito un mono con delle buone gomme puoi andare in bici quasi dove vuoi, a patto di avere abbastanza esperienza per sapere cosa ti puoi permettere fisicamente.
Per chi è il mono?

Il mono per chi sa cosa sta andando a pedalare e non rischia di avere rapporti troppo lunghi e le gambe finite.

Per il mono vale la pena di fare il ragionamento che si fa sul freno a disco idraulico (al contrario): se devi esplorare i confini del mondo tieni la doppia e metti un freno meccanico: salvi la gamba e con filo e guaina nello zaino…. vivi sereno. Mono sì ma non sempre e non per tutti
Quindi sconsiglieresti il mono a chi si avvicina la bici?
Il mono, in un certo senso, è per chi sale di livello.
Per chi si conosce, conosce i proprio gusti ciclistici e i percorsi. E’ allenato mentalmente, logisticamente e muscolarmente.

Sconsiglierei a un neofita che non conosce dove e come andrà a pedalare, di partire con il mono.

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